Una premessa necessaria

Sono un avvocato italiano abilitato negli Stati Uniti, in New York, New Jersey, Texas e Missouri. La mia pratica si concentra sul diritto dell'immigrazione e della cittadinanza, prevalentemente americana e italiana. Questa pagina è il terzo dei tre hub tematici del sito: si occupa di tutto ciò che non è strettamente cittadinanza americana o cittadinanza italiana, ed è pensata per il cliente italiano che, già forte di uno dei passaporti più potenti del mondo, si interroga su un secondo o terzo status di cittadinanza.

Le pagine del cluster sono informative: non offro servizi di assistenza in programmi di citizenship by investment esteri (l'unica eccezione è il percorso EB-5 statunitense, trattato nella pagina cittadinanza americana per investimento). Per le pratiche estere il lettore è invitato a rivolgersi a professionisti abilitati nelle rispettive giurisdizioni.

Tra i lettori che vedo, le ragioni di questa ricerca sono cinque. La prima è il Plan B geopolitico: l'idea di tenere una via d'uscita in caso di crisi politica, valutaria o di sicurezza in Europa. La seconda è la mobilità incrementale: alcuni passaporti aprono Paesi che il passaporto italiano non copre — Russia e Cina con Grenada e Saint Kitts, accesso al visto investitore E-2 statunitense con la sola Grenada fra i CBI. La terza è il business operativo nel Paese ospite: investimenti immobiliari in Turchia, presenza imprenditoriale in Egitto o nel Golfo, posizionamento in Asia. La quarta è la riforma italiana 2025: il DL 36/2025 convertito nella Legge 74/2025 ha limitato lo ius sanguinis italiano a due generazioni, escludendo milioni di italo-discendenti che ora valutano alternative. La quinta è la pianificazione successoria multi-giurisdizione.

I tre modi di acquistare cittadinanza estera

Le strade per acquisire una seconda cittadinanza, per il cittadino italiano, si dividono in tre famiglie. Sono giuridicamente molto diverse e producono conseguenze diverse.

  1. Per discendenza (jus sanguinis) — la cittadinanza si trasmette per filiazione. È il modo più comune nel mondo. L'Italia stessa è uno dei Paesi a jus sanguinis storicamente più generoso, ma la riforma 2025 lo ha limitato a due generazioni. Molti altri Paesi praticano regole più aperte: Irlanda (FBR senza limite generazionale), Polonia (catena ininterrotta), Ungheria (con lingua), Croazia, Lituania, Lettonia, Grecia. Vedi la pagina cittadinanze per discendenza più accessibili.
  2. Per residenza (naturalizzazione ordinaria, jus domicilii) — dopo un periodo di residenza effettiva (cinque, dieci, quindici anni a seconda del Paese), con esami di lingua, integrazione e good moral character. È il modo "normale" di diventare cittadino di un Paese in cui si vive. Dopo la sentenza CJEU C-181/23 del 29 aprile 2025 è anche l'unica via residua verso una cittadinanza UE per chi non ha ascendenti europei.
  3. Per investimento (citizenship by investment, CBI) — al completamento di un investimento qualificato si ottiene direttamente il passaporto, senza obbligo di residenza preventiva. È il percorso più rapido, ma anche quello sotto maggiore pressione regolatoria internazionale.
Il punto di partenza dell'italiano

Un cittadino italiano gode già di cittadinanza dell'Unione Europea (art. 20 TFUE), libera circolazione e stabilimento nei 27 Stati membri più SEE e Svizzera, e un passaporto con accesso visa-free a circa 185 destinazioni nel mondo (Henley Passport Index 2026). L'utilità marginale di un secondo passaporto, per un italiano, è dunque significativamente inferiore rispetto a un cittadino di un Paese a passaporto debole. È il punto da cui partire ogni valutazione: non "quale secondo passaporto prendere", ma "quali destinazioni o quali diritti il passaporto italiano non mi dà e mi servirebbero".

Cittadinanza per investimento: il cluster CBI

I programmi di citizenship by investment attivi nel mondo nel 2026 sono trattati in dettaglio nelle pagine dedicate. La famiglia è oggi più ristretta di quanto fosse dieci anni fa: dopo la chiusura di Cipro (2020), Moldova (2020), Bulgaria (2022), Montenegro (2022) e Malta (2025, in conformità alla sentenza CJEU C-181/23), restano operativi i cinque programmi caraibici post-MoA OECS 2024, la Turchia, l'Egitto, la Giordania (riformata 2 luglio 2025), Vanuatu (con valore drasticamente ridotto dopo la revoca del visa-free Schengen del 12 dicembre 2024) e Nauru.

Le pagine del cluster CBI

Cittadinanze straniere "viste da un italiano"

La seconda area del hub riguarda i percorsi ordinari alla cittadinanza nei principali Paesi del mondo. La domanda che mi viene posta più spesso non è "quanto costa la cittadinanza X", ma "quanto è realistico che io diventi cittadino X dato che già sono italiano". È una domanda diversa da quella che si farebbe un russo, un iraniano o un nigeriano, perché il punto di partenza è radicalmente diverso. Per ciascun Paese c'è una pagina dedicata.

Europa — Paesi UE

Paesi extra-UE

La cittadinanza dell'Unione Europea

Per il cittadino italiano è un dato spesso sottovalutato. L'articolo 20 TFUE attribuisce la cittadinanza dell'Unione a chiunque sia cittadino di uno Stato membro, e questa cittadinanza europea conferisce:

La cittadinanza UE — è la lettura forte della sentenza C-181/23 — non è un'etichetta accessoria della cittadinanza nazionale: è uno status sostanziale che lega ciascun cittadino europeo a tutti gli altri Stati membri attraverso il principio di leale cooperazione (art. 4(3) TUE). Per questo la Corte ha colpito il MEIN maltese e per questo nessuno Stato membro UE può oggi legittimamente offrire cittadinanza in cambio di pagamento senza un legame autentico.

Doppia e plurima cittadinanza nell'ordinamento italiano

L'articolo 11 della Legge 5 febbraio 1992 n. 91 consente al cittadino italiano di acquistare cittadinanze estere senza perdere quella italiana, salvo formale rinuncia. La doppia, tripla e plurima cittadinanza è dunque pienamente ammessa dall'ordinamento. Non esiste neppure obbligo di notificare all'Italia l'acquisto di una cittadinanza estera, a differenza di quanto avviene in altri Stati (Germania prima del 2024, Spagna in alcune ipotesi).

Le conseguenze pratiche più rilevanti:

I profili fiscali italiani transversali

Una considerazione che attraversa tutte le pagine di questo cluster, e che è la più importante e la più sottovalutata dai promotori commerciali della cittadinanza estera: la cittadinanza, di per sé, non sposta la residenza fiscale. Solo Stati Uniti ed Eritrea tassano in base alla cittadinanza; tutti gli altri Paesi, Italia inclusa, tassano in base alla residenza fiscale.

Articolo 2 TUIR dopo il D.Lgs. 209/2023

Dal 1° gennaio 2024 la residenza fiscale italiana è disciplinata dall'art. 2 TUIR riformato. Sono residenti in Italia, per la maggior parte del periodo d'imposta (frazioni di giorno incluse), coloro che integrano almeno uno fra: iscrizione anagrafica (presunzione relativa), residenza civilistica, domicilio (centro principale di relazioni personali e familiari), presenza fisica. La cittadinanza non rileva. Per cittadini italiani cancellati dall'anagrafe e trasferiti in Paesi a fiscalità privilegiata (black list del DM 4 maggio 1999), opera l'inversione dell'onere della prova ex art. 2, comma 2-bis TUIR: si presumono residenti in Italia salvo prova contraria. Approfondimento: CBI vs RBI — cittadinanza e residenza fiscale.

Monitoraggio fiscale

Per chi resta residente fiscale italiano: dichiarazione nel Quadro RW di tutti gli investimenti esteri, applicazione di IVIE sugli immobili esteri e di IVAFE sulle attività finanziarie. Le sanzioni per omessa o infedele dichiarazione vanno dal 3% al 15% delle attività non dichiarate, raddoppiate per Paesi black list.

CRS 2.0 dal 1° gennaio 2026

Lo standard OECD Common Reporting Standard è stato riformato. Dal 1° gennaio 2026 tutte le residenze fiscali dichiarate vanno riportate dai correntisti esteri, e le autorità fiscali locali trasmettono automaticamente all'Agenzia delle Entrate i dati dei conti detenuti da residenti fiscali italiani. Tutte le giurisdizioni CBI rilevanti sono firmatarie CRS. Le banche internazionali applicano enhanced due diligence ai correntisti con passaporto CBI. L'idea di "discrezione fiscale" attraverso la doppia cittadinanza appartiene al passato remoto. Eccezione tecnica: la Federazione Russa, esclusa dallo scambio automatico CRS con i Paesi UE dal 2022 — asimmetria informativa che non riduce gli obblighi italiani del Quadro RW.

Exit tax — art. 166 TUIR

L'exit tax si applica al trasferimento effettivo di residenza fiscale (non al cambio di cittadinanza). Plusvalenze latenti su partecipazioni qualificate e attività d'impresa al momento del trasferimento. Rateizzazione fino a cinque anni; differimento per trasferimenti intra-UE/SEE con scambio di informazioni.

Regime "neo-residenti" — art. 24-bis TUIR

Quadro inverso e complementare: chi trasferisce la residenza fiscale in Italia dopo almeno nove anni di non-residenza può optare per l'imposta sostitutiva forfettaria sui redditi esteri ex art. 24-bis TUIR. L'importo annuo è di 200.000 euro per opzioni esercitate fino al 31 dicembre 2025 e di 300.000 euro per quelle dal 1° gennaio 2026 (Legge di Bilancio 2026), con 25.000-50.000 euro aggiuntivi per familiare. Durata quindici anni, non rinnovabile, con esonero dal monitoraggio fiscale.

AML e compliance professionale italiana

Avvocati, notai, commercialisti italiani che assistono in operazioni di acquisizione di cittadinanza estera sono soggetti obbligati ai sensi del D.Lgs. 231/2007. La verifica dell'adeguata source of funds, l'enhanced due diligence in caso di PEP o di Paesi a rischio, l'eventuale Segnalazione di Operazione Sospetta all'UIF sono tappe non eludibili.

La regola pratica più importante

La pianificazione fiscale italiana deve essere fatta prima dell'acquisto della cittadinanza estera, non dopo. Saltare la parte italiana è il modo più frequente per trasformare un investimento ben pensato in un contenzioso tributario. La cittadinanza si compra (o si acquisisce per discendenza, residenza, matrimonio); la residenza fiscale si trasferisce; sono due operazioni diverse e indipendenti.