Una premessa necessaria

Secondo il Rapporto Italiani nel Mondo 2025 della Fondazione Migrantes, al 31 dicembre 2024 risiedono all'estero circa 6,4 milioni di cittadini italiani (+243.000 sul 2023), con 155.732 partenze registrate nel solo 2024 — un record storico. Pur restando l'Europa la destinazione prevalente (oltre il 50%), Asia (circa 70.000 italiani) e Golfo crescono, soprattutto verso Cina, Giappone ed Emirati Arabi Uniti.

La distinzione operativa fondamentale per il lettore italiano è tra residenza (visti di lavoro, residenza permanente, Golden Visa, status di "PR") — spesso ottenibile — e cittadinanza — vincolata in molti ordinamenti a requisiti di durata, lingua, rinuncia alla cittadinanza precedente e talvolta voto comunale o decreto sovrano. L'Italia ammette la doppia cittadinanza, quindi l'attrito proviene quasi sempre dall'altro Paese.

Paesi essenzialmente chiusi alla naturalizzazione

Giappone — Kokuseki-ho (Nationality Law 1950)

Requisiti formali apparentemente accessibili: 5 anni di residenza continuativa, buona condotta, mezzi sufficienti, capacità civica. Tuttavia opera il principio della cittadinanza unica: l'art. 5 impone la rinuncia alla nazionalità precedente al momento della naturalizzazione, e l'art. 11 prevede la perdita automatica della cittadinanza giapponese in caso di acquisto volontario di un'altra.

Una riforma in vigore dal 1° aprile 2026 inasprisce ulteriormente i requisiti di residenza fino a 10 anni in alcune categorie. Aspetto cruciale per gli italiani: la dichiarazione di rinuncia alla cittadinanza italiana effettuata in Giappone non produce effetti nell'ordinamento italiano senza la procedura consolare ex L. 91/1992 — si genera spesso una situazione di doppia cittadinanza di fatto, ma giuridicamente in tensione.

La comunità italiana in Giappone (AIRE) si aggira intorno alle 2.000 unità. Tempi del Ministero della Giustizia: 12-24 mesi. Costi contenuti, ma tasso di approvazione storicamente sotto le 10.000 unità annue su tutte le nazionalità.

Repubblica di Corea — Nationality Act 1948 (numerosi emendamenti)

Requisiti: 5 anni di residenza, conoscenza intermedia del coreano, test civico, condotta e mezzi. La Corea applica anch'essa il principio della cittadinanza unica: chi si naturalizza deve rinunciare entro 1 anno alla cittadinanza precedente (art. 10), salvo limitate eccezioni (eccellenze, contributi notevoli, coniugi di cittadini coreani). Per chi sposa un coreano, il termine di residenza scende a 2 anni continuativi.

Comunità italiana: circa 600 iscritti AIRE. Il servizio militare obbligatorio per gli uomini complica le scelte di doppia cittadinanza per i discendenti.

Repubblica Popolare Cinese — Nationality Law 1980

L'art. 3 è inequivoco: "La Repubblica Popolare Cinese non riconosce la doppia cittadinanza ad alcun cittadino cinese". Le condizioni di naturalizzazione (art. 7) richiedono parentela stretta con cittadini cinesi, residenza stabile o "altre ragioni giustificate". L'art. 8 vieta la conservazione della cittadinanza estera.

Applicazione strettissima: i casi di naturalizzazione di stranieri non discendenti sono rarissimi (poche decine all'anno su scala mondiale). La comunità italiana in Cina è stimata intorno alle 10.000 unità (Shanghai, Pechino, Guangzhou), ma di fatto nessuna realistica prospettiva di cittadinanza: per gli italiani lo strumento è la Chinese Permanent Residence ("Green Card" cinese), oggi più accessibile dopo le riforme 2020.

India — Citizenship Act 1955 (riforme 2003 e 2019)

La naturalizzazione richiede 12 anni di residenza (11 negli ultimi 14 e i 12 mesi immediatamente precedenti), buona condotta, conoscenza di una lingua dell'8° Schedule. No doppia cittadinanza: chi si naturalizza deve rinunciare.

Lo schema OCI (Overseas Citizen of India), attivo dal 2005, non è cittadinanza: il Consolato di San Francisco e il MEA chiariscono che gli OCI cardholder non hanno diritto di voto, accesso a cariche pubbliche o terreni agricoli. Dopo 5 anni di OCI + 1 anno di residenza è teoricamente possibile chiedere la naturalizzazione, ma i numeri restano marginali. Comunità italiana: circa 2.000.

Arabia Saudita — Saudi Citizenship System (1954, ampliato 2021-2024)

Tradizionalmente la naturalizzazione di non-sauditi era praticamente preclusa, riservata a soggetti di lunghissima residenza con conoscenza dell'arabo e legami familiari. Il Decreto Reale del gennaio 2024 ha modificato l'art. 8, conferendo al Primo Ministro l'autorità finale e introducendo un percorso preferenziale per "talenti eccezionali": scienziati, medici, ricercatori, imprenditori, esperti di IA, cybersecurity ed energia rinnovabile (in linea con Vision 2030).

Resta un percorso discrezionale, selettivo e di numerica molto contenuta, sul modello degli EAU 2021. Comunità italiana: circa 5.000. Per la stragrande maggioranza degli italiani la via realistica è la Premium Residency (Iqama Premium).

Qatar, Kuwait, Bahrain — regimi del Golfo

In Qatar la legge sulla nazionalità del 1961 distingue tra "Qatarini originari" (insediati prima del 1930) e naturalizzati di seconda fascia, con diritti civili ridotti.

In Kuwait, dalla fine del 2024 lo Stato ha revocato la cittadinanza a oltre 40.000 persone (in prevalenza donne straniere coniugate con cittadini kuwaitiani), confermando una direzione restrittiva.

Bahrain ha aperture marginali. In tutti questi Paesi la cittadinanza nativa resta riservata a famiglie tribali storiche; per gli stranieri la via è il residence permit (kafala o sue evoluzioni) o, dove esistono, le residenze d'investimento.

Emirati Arabi Uniti — Legge sulla Nazionalità 1972

Riforma del 2021: per la prima volta nel Golfo, gli EAU offrono un percorso di cittadinanza a stranieri di talento specifico (investitori, medici, scienziati, ingegneri, artisti) per nomina. Resta un canale ristretto e discrezionale. Per la stragrande maggioranza degli italiani residenti negli EAU lo strumento è la Golden Visa (5 o 10 anni rinnovabili). Approfondimento: cittadinanza degli Emirati Arabi Uniti.

Singapore — Singapore Citizenship Act 1955

Naturalizzazione: 21+ anni di età, residenza per 10 anni complessivi (almeno 12 mesi continuativi prima della domanda) dopo aver ottenuto lo status di Permanent Resident, di cui almeno 2 anni come PR. Principio della cittadinanza unica: rinuncia obbligatoria.

Tassi di approvazione bassi e altamente selettivi; la PR stessa è difficile (sistema a punti). Comunità italiana: circa 2.000.

Thailandia — Nationality Act 1965 (emendato 2008, 2017, 2018)

Naturalizzazione: 5 anni di residenza permanente (non visto ordinario), conoscenza del thailandese, reddito minimo 80.000 THB/mese (40.000 se sposato con thailandese o con figli thailandesi), buona condotta. Meno di 100 stranieri ordinari naturalizzati all'anno.

Tra il 1992 e il 2023 sono state presentate circa 825.000 domande, accolte circa 324.000 (per lo più minoranze etniche apolidi, non espatriati occidentali). La Thailand Privilege (ex Elite Card) offre residenza ma non cittadinanza. Comunità italiana in Thailandia: circa 5.000, in larga parte pensionati.

Vietnam — Nationality Law 2008

Naturalizzazione su base discrezionale: 5 anni di residenza, conoscenza del vietnamita, rinuncia alla cittadinanza precedente (principio della cittadinanza unica, con flessibilità introdotte tra 2014 e 2024 per casi limitati). I casi reali di naturalizzazione di occidentali restano rarissimi.

Iran — Iranian Civil Code, articoli 976-991

Naturalizzazione formalmente possibile (5 anni di residenza), ma in pratica difficile e legata a profili specifici. Considerazioni religiose rilevanti (la conversione all'Islam non è formalmente obbligatoria ma facilita). Per le donne straniere sposate con iraniani, la cittadinanza è praticamente automatica e non rinunciabile: l'Iran considera giuridicamente irreversibile l'acquisizione, generando casi noti di doppia cittadinanza non voluta.

Bhutan — Bhutanese Citizenship Act 1985

Naturalizzazione: 15 anni di residenza (20 se non si lavora per il governo), conoscenza del Dzongkha, rinuncia alla cittadinanza precedente. Lo Stato si riserva il diritto di rifiutare senza motivazione e di revocare. Casi di naturalizzazione di occidentali: praticamente inesistenti.

Micro-Stati europei

Liechtenstein — Bürgerrechtsgesetz 1934

Due vie ordinarie:

Dal 2008 è richiesta la rinuncia ad altre cittadinanze e tedesco B1. Comunità italiana in Liechtenstein: minima.

San Marino — Legge n. 114 del 30 novembre 2000

30 anni di residenza per naturalizzazione ordinaria (ridotti a 15 in casi specifici; 10 se coniugato con un cittadino o discendente). Procedura attraverso il Consiglio Grande e Generale. Non ammette doppia cittadinanza in via ordinaria. Significativa comunità italiana transfrontaliera, ma naturalizzazioni rare.

Monaco — Loi n. 1.155 del 18 dicembre 1992

10 anni di residenza dopo i 18 anni, decreto sovrano discrezionale del Principe (senza obbligo di motivazione), rinuncia alla cittadinanza precedente, conoscenza del francese, integrazione. Numeri minimi (es. 8 naturalizzazioni nel 2021). La maggior parte dei residenti italiani — comunità rilevante — resta resident permit holder (Carte de Séjour) senza accesso alla cittadinanza monegasca.

Andorra — Llei Qualificada de la Nacionalitat (1995, riforma 2025 in iter)

20 anni di residenza per naturalizzazione ordinaria (10 se coniugato), rinuncia obbligatoria ad altre cittadinanze (ius sanguinis verso terzi non ammesso). Tra i regimi più restrittivi d'Europa sul piano della doppia cittadinanza.

Casi speciali

Città del Vaticano — Legge sulla cittadinanza vaticana del 22 febbraio 2011

La cittadinanza vaticana non è acquisibile per naturalizzazione ordinaria: spetta ratione officii a cardinali residenti a Roma o in Vaticano, al personale della Curia, alle Guardie Svizzere, ai diplomatici della Santa Sede. È temporanea (cessa con la fine del servizio o del domicilio in Vaticano), eccetto per il Pontefice. Numero di cittadini: meno di 800 in totale.

Svizzera — Bundesgesetz über das Schweizer Bürgerrecht (BüG 2014, in vigore dal 1.1.2018)

10 anni di residenza (di cui 3 negli ultimi 5), Permesso C, verifica a tre livelli (federale, cantonale, comunale), test linguistico e civico. Non è impossibile, ma fortemente discrezionale al livello comunale: lo standard varia molto tra cantoni romandi e germanofoni. La Svizzera consente la doppia cittadinanza (vantaggio per gli italiani), ma resta una procedura lunga e selettiva. Approfondimento: cittadinanza svizzera per italiani.

Quadro comparativo per l'italiano

Analisi specifiche per il lettore italiano

Principio della cittadinanza unica e diritto italiano

In Giappone, Corea, Singapore, Cina, India, Andorra, San Marino, Liechtenstein, Monaco la rinuncia alla cittadinanza precedente è formalmente richiesta. Tuttavia, la rinuncia dichiarata davanti alle autorità del Paese di naturalizzazione non produce automaticamente la perdita della cittadinanza italiana: l'art. 11 L. 91/1992 richiede una dichiarazione formale al Consolato italiano (per residenti all'estero) per perdere la cittadinanza italiana per rinuncia, oppure la perdita "automatica" presuppone la rinuncia volontaria.

Nella prassi consolidata, molti italiani naturalizzati in Giappone o Corea mantengono di fatto la cittadinanza italiana, ma in tensione con l'ordinamento del Paese di naturalizzazione, che potrebbe revocare lo status se scoperto (rischio reale soprattutto in Cina).

Strategia per italiani benestanti (HNW)

Negli EAU, Singapore, Monaco e Arabia Saudita lo strumento ottimale è la residenza con benefici fiscali, non la cittadinanza. La cittadinanza italiana garantisce già accesso a tutta l'UE; aggiungere una residenza fiscale non-UE basta per i vantaggi tributari ricercati.

Strategia per famiglie con figli

In Paesi a cittadinanza unica, i figli nati possono trovarsi nella necessità di scegliere alla maggiore età (in Giappone entro i 22 anni; in Corea entro i 22 per le donne, entro il 31 marzo dei 18 anni per gli uomini per via dell'obbligo di leva). Pianificazione anticipata indispensabile.

Narrazione onestamente realistica

Per un italiano che oggi pianifichi una relocation con prospettiva di cittadinanza:

Sintesi informativa

Il messaggio onesto per il lettore italiano: la cittadinanza italiana è già uno dei passaporti più potenti al mondo, e dà accesso pieno all'UE. Spostarsi in Cina, Giappone, Singapore, Arabia Saudita o nei micro-Stati europei è perfettamente possibile come residente — ma la cittadinanza locale resta in molti casi un obiettivo non realisticamente perseguibile. La pianificazione corretta passa dalla residenza permanente (Permanent Resident, Premium Residency, Iqama, Golden Visa, Carte de Séjour) e dalla pianificazione fiscale italiana ex ante, non dalla rincorsa di una naturalizzazione che, per la quasi totalità degli italiani, resta giuridicamente preclusa.