Il contesto storico: la donna nella Legge 555/1912
Per comprendere i casi 1948 occorre tornare al primo testo organico della cittadinanza italiana repubblicana — anzi, pre-repubblicana: la Legge 13 giugno 1912, n. 555, "Sulla cittadinanza italiana". Una legge figlia del proprio tempo, che cristallizzava una concezione patriarcale dello status civitatis.
L'art. 1 della L. 555/1912 stabiliva che era cittadino italiano il figlio di padre cittadino, e solo in via residuale il figlio di madre cittadina, se il padre era ignoto o non aveva trasmesso la propria cittadinanza al figlio. La trasmissione materna era dunque possibile solo in casi eccezionali: figlio naturale di donna italiana non riconosciuto dal padre straniero, figlio di apolide, casi in cui la legge del padre straniero non permetteva la trasmissione iure sanguinis. Nella vita quotidiana, la stragrande maggioranza dei figli ricevevano la cittadinanza dal padre.
Più grave ancora era l'art. 10 della L. 555/1912: la donna italiana che sposava un cittadino straniero perdeva automaticamente la cittadinanza italiana se per effetto del matrimonio acquistava quella del marito. La conseguenza era doppia: lei diventava straniera, e i suoi figli — nati da una donna ormai non più cittadina italiana — nascevano stranieri. Era una doppia discriminazione: l'una contro la donna come individuo, l'altra trasmessa ai suoi discendenti.
L'effetto sistemico di queste regole è stato enorme. Le donne italiane emigrate in Argentina, in Brasile, negli Stati Uniti, che sposarono uomini di cittadinanza locale, persero la cittadinanza italiana automaticamente, senza esserne consapevoli e senza alcun atto formale di rinuncia. I loro figli, nati negli anni '20, '30, '40 del Novecento, sono cresciuti come argentini, brasiliani, americani — ignari del fatto che, se il padre fosse stato italiano, sarebbero stati italiani per nascita.
Il termine "casi 1948" non si riferisce a un anno specifico in cui sia accaduto qualcosa di particolare ai discendenti, ma alla data di entrata in vigore della Costituzione italiana, il 1° gennaio 1948. È quella data che, retrospettivamente, ha cambiato l'orizzonte: i figli di donne italiane nati dopo il 1° gennaio 1948 possono far valere la cittadinanza materna in via amministrativa; i nati prima devono procedere giudizialmente. Il "1948" è quindi il discrimine storico-giuridico tra due percorsi diversi.