1. Cosa cambia. L'Adjustment of Status ai sensi dell'INA § 245(a) è ora ufficialmente trattato come “extraordinary relief”: una concessione discrezionale, non un diritto, anche per chi soddisfa tutti i requisiti tecnici.
2. Da quando. Dal 21 maggio 2026 in poi, e in applicazione immediata anche alle pratiche già pendenti. Non c'è un periodo di transizione formale.
3. Per chi. Sono colpite le categorie discrezionali — adjustment via matrimonio con cittadino USA, family preference, employment-based, parolees umanitari, overstay con I-130 — ovvero la gran parte dei casi.
4. Cosa significa per la naturalizzazione. Senza Green Card non si avvia il countdown dei cinque anni richiesti dall'INA § 316 per l'N-400. Ogni pratica AOS bloccata o negata è una pratica di cittadinanza che slitta — o che non arriverà mai.
5. Cosa fare adesso. Ricalibrare le pratiche pendenti con prove documentali di “unusual or outstanding equities”, valutare attentamente l'alternativa del consular processing dall'Italia, e in molti casi affidarsi a un legale specializzato prima del deposito.
La catena spezzata: Green Card, cinque anni, cittadinanza
Per capire perché un memo che parla solo di Adjustment of Status incida così profondamente sul percorso verso la cittadinanza americana, bisogna ricordare come quel percorso è costruito. La cittadinanza statunitense per naturalizzazione non si ottiene dall'estero né direttamente: presuppone, per la quasi totalità dei richiedenti, la previa acquisizione della residenza permanente legale (la Green Card) e il decorso di un periodo statutario — cinque anni in via ordinaria, tre per il coniuge di un cittadino americano sotto la INA Section 319(a) — durante il quale il residente deve mantenere la residenza continua e la presenza fisica negli Stati Uniti, dimostrare buona condotta morale e soddisfare gli altri requisiti dell'INA Section 316.
L'Adjustment of Status — la procedura che permette a chi si trova già fisicamente negli Stati Uniti di passare da uno status temporaneo (visto turistico, visto di lavoro, parole umanitario) o, in certi casi limitati, dall'irregolarità, allo status di residente permanente senza dover lasciare il paese — è stato per decenni il principale ponte di ingresso al percorso di cittadinanza per chi vive sul territorio americano. La maggior parte degli italiani che oggi hanno la Green Card e si preparano alla naturalizzazione l'hanno ottenuta proprio così: con un I-485 depositato negli Stati Uniti, non con un visto d'immigrazione rilasciato dal consolato di Roma, Napoli o Milano.
Il memo PM-602-0199 non riscrive l'INA — non potrebbe, è un policy memorandum, non un atto legislativo. Riscrive però il modo in cui USCIS interpreta ed esercita la discrezionalità che la legge le riconosce. E nella zona discrezionale rientra, in fatto se non in diritto, gran parte di quel ponte. Quando il ponte si restringe, si allungano i tempi e si chiudono le porte di chi sta a un passo dalla naturalizzazione.
Cos'è l'Adjustment of Status (INA § 245)
L'Adjustment of Status è disciplinato dalla Section 245 dell'Immigration and Nationality Act (codificata in 8 U.S.C. § 1255). Nella sua formulazione fondamentale — la subsection (a) — la norma stabilisce che lo status di un alien che si trovi negli Stati Uniti dopo essere stato “inspected and admitted or paroled” può essere modificato (“may be adjusted”) in quello di residente permanente legale dal Secretary of Homeland Security “in his discretion” e “under such regulations as he may prescribe”, a condizione che l'applicant abbia depositato regolarmente la domanda, sia ammissibile per la residenza permanente e disponga di un immigrant visa immediatamente disponibile al momento dell'esame della pratica.
La struttura della norma è dunque a tre filtri sovrapposti: (i) requisito di eligibility tecnica (inspection, admission o parole, ammissibilità sostanziale, visa disponibile); (ii) elenco di esclusioni assolute o condizionate sotto INA § 245(c), che escludono dal beneficio gli alien crewman, chi ha lavorato senza autorizzazione, chi è in unlawful status al momento del deposito, chi non ha mantenuto continuativamente uno status legale dal momento dell'ingresso, e altri categorie; (iii) esercizio discrezionale dell'autorità di USCIS — il livello su cui agisce il nuovo memo.
Esistono pathway statutari paralleli che attenuano alcuni di questi filtri: la INA § 245(i), per le pratiche “grandfathered” depositate prima del 30 aprile 2001 con pagamento di una penale; la INA § 245(k), che salva dall'esclusione per overstay/unauthorized work fino a 180 giorni l'employment-based applicant; le INA § 245(h), (m), e le adjustment provisions per asilanti e rifugiati sotto INA § 209, che sono non discrezionali per legge.
Al di fuori di queste eccezioni, l'AOS è sempre stato — sulla carta — discrezionale. Nella prassi, però, per decenni l'esercizio della discrezionalità ha funzionato come una formalità: chi soddisfaceva i requisiti statutari e non aveva fattori avversi significativi (precedenti penali, frodi documentate, lavoro non autorizzato grave) otteneva di norma l'approvazione. Il memo del 21 maggio 2026 sposta esplicitamente questa prassi.
Cosa dice il memo, parola per parola
Il Policy Memorandum PM-602-0199, firmato dall'Office of the Director di USCIS a Camp Springs, Maryland, è formalmente intitolato “Adjustment of Status is a Matter of Discretion and Administrative Grace, and an Extraordinary Relief that Permits Applicants to Dispense with the Ordinary Consular Visa Process”. Il titolo, da solo, contiene già il programma. Cinque sono i passaggi tecnici da analizzare puntualmente.
1. La qualificazione dell'AOS come “extraordinary relief”
Il memo ricostruisce, citando giurisprudenza federale e BIA dal 1967 in poi, l'idea che l'Adjustment of Status “was not designed to supersede the regular consular visa-issuing process or to be granted in non-meritorious cases” — formula presa da Matter of Blas, 15 I&N Dec. 626, 630 (BIA 1974; A.G. 1976), e Chen v. Foley, 385 F.2d 929, 934 (6th Cir. 1967). USCIS ne deriva che l'AOS è, per natura, una deroga al sistema ordinario; e che il sistema ordinario è il consular processing, ovvero la richiesta dell'immigrant visa dal paese d'origine. Questa è una scelta interpretativa: la legge non dice che il consular processing è la regola e l'AOS l'eccezione; lo dice, da oggi, la policy di USCIS.
2. La dottrina delle “unusual or outstanding equities”
Recuperando un passaggio di Matter of Blas rimasto fino a oggi semi-dormiente nella prassi USCIS, il memo afferma che chi è entrato come nonimmigrant o parolee e cerca di adjustare lo status — anziché ripartire e tornare al consolato — deve dimostrare “unusual or even outstanding equities” per compensare il fattore avverso della mancata partenza. La formula richiama una soglia probatoria classica del diritto dell'immigrazione, normalmente riservata ai casi di cancellation of removal o di waiver in casi di criminalità: non più la dimostrazione di assenza di motivi negativi, ma la prova affermativa di motivi positivi straordinari.
3. La frase chiave: “the absence of adverse factors, by itself, does not demonstrate such unusual or outstanding equities”
È, in poche parole, il cuore operativo del memo. Tradotto in italiano e in pratica: non basta non avere nulla di negativo per ottenere la Green Card. Bisogna avere qualcosa di sostanzialmente positivo, in misura non comune. Per la prima volta in modo così esplicito, USCIS chiede agli ufficiali di rovesciare l'onere implicito che la prassi aveva consolidato. Il baseline applicant — il caso medio, tecnicamente eligibile, senza fattori negativi rilevanti — non ha più, per definizione, una pratica di AOS automaticamente meritoria.
4. La mancata partenza come fattore avverso esplicito
Il memo eleva a fattore avverso strutturale la circostanza che “an alien's failure to comply with the conditions of their nonimmigrant admission or parole and an alien's failure to depart as expected” — particolarmente quando la mancata partenza sia collegata all'intenzione di risiedere stabilmente negli Stati Uniti e quando l'obiettivo sarebbe stato raggiungibile attraverso il normale processo consolare. È un cambio di paradigma: l'overstay (anche modesto), il mancato rispetto delle condizioni del parole, e in qualche misura anche la sola intenzione di stabilirsi senza essere passati per il consolato, diventano elementi che l'ufficiale deve attivamente soppesare contro l'applicant.
5. L'obbligo di motivazione del diniego discrezionale
Quando il diniego dell'I-485 si fonda su esercizio sfavorevole della discrezionalità, USCIS deve produrre una denial notice che contenga “an analysis containing the positive and negative factors considered, along with an explanation of why the negative factors outweigh the positive factors in the decision”. Formalmente, è una garanzia: il diniego va motivato per iscritto. Sostanzialmente, è anche uno strumento difensivo per USCIS: una motivazione articolata rende più difficile contestare il diniego in sede di renewal davanti all'Immigration Judge o in qualunque azione federale residua, vista anche la barriera posta da Patel v. Garland, 596 U.S. 328 (2022), all'esame giudiziario delle determinazioni discrezionali sotto INA § 242(a)(2)(B).
Chi è colpito davvero: la mappa del rischio
Il memo si applica orizzontalmente a tutte le categorie discrezionali, ma il suo impatto reale varia significativamente in base al profilo dell'applicant. Una mappa concreta delle quattro fasce di rischio, in ordine decrescente.
Rischio massimo — overstay con I-130 da coniuge USC
Il profilo tipico più colpito è quello dell'alien entrato negli Stati Uniti con visto temporaneo (B-1/B-2, ESTA) o con parole umanitario, rimasto oltre il termine consentito, e che successivamente sposa un cittadino americano (USC) ottenendo l'immediate relative classification. Sotto l'INA § 245(c)(2), il coniuge di USC è esplicitamente esentato dalle esclusioni per overstay e unauthorized work — quindi tecnicamente eligibile. Sotto il memo, però, proprio la mancata partenza e la decisione di sposarsi mentre ancora in overstay diventano l'archetipo del fattore avverso esplicito. Servono prove sostanziali di equities positive per superare la presunzione discrezionale negativa.
Rischio alto — F-1, J-1, B con discrepanza di intento
Studenti F-1, visiting scholar J-1, business visitor B-1: tutte categorie con presumed nonimmigrant intent. Quando passano all'AOS sulla base di un I-130 o di un employment-based petition, anche senza overstay, gli ufficiali sono tenuti a esaminare se le rappresentazioni fatte al consolato e al CBP all'ingresso siano coerenti con la successiva intenzione immigratoria. Una visita di studio terminata, seguita da matrimonio e AOS, è oggi un profilo a rischio elevato di scrutinio discrezionale sfavorevole.
Rischio medio — H-1B, L-1, O-1 (dual intent)
Le categorie a dual intent (H-1B, L-1A/L-1B, O-1 in talune interpretazioni) sono esplicitamente menzionate dal memo come compatibili con la richiesta di AOS. Ma il passaggio successivo è dirimente: “maintaining lawful status in a dual intent nonimmigrant category is not sufficient, on its own, to warrant a favorable exercise of discretion”. Per la prima volta, USCIS dichiara che anche il titolare H-1B/L-1 perfettamente in regola — il profilo che fino al 20 maggio era la prassi più sicura — può non essere ritenuto meritevole di adjustment senza ulteriori equities sostanziali. È il messaggio più destabilizzante del memo per il mondo del lavoro qualificato.
Basso rischio — categorie statutariamente non discrezionali
Restano fuori dal raggio operativo del memo, perché non passano dalla discrezionalità: VAWA self-petitioners (esplicito carve-out dell'INA § 245(c) per gli approvati VAWA); rifugiati e asilanti sotto INA § 209(a)(2), che è di natura non discrezionale (“shall ... adjust”, formulazione mandatoria); Cuban Adjustment Act (Pub. L. 89-732, come modificato); Haitian Refugee Immigration Fairness Act del 1998; Nicaraguan Adjustment and Central American Relief Act; sezione 7611 del NDAA per l'anno fiscale 2020 sui Liberian nationals; il regime di adjustment per Hmong Veterans. Per tutti questi profili, il memo riconosce espressamente che “USCIS must approve the application without considering whether the applicant warrants a favorable exercise of discretion”.
La dottrina delle “unusual or outstanding equities”
Il concetto non nasce nel 2026: è stato formulato dal Board of Immigration Appeals nel 1974 in Matter of Blas e applicato in seguito in Matter of Arai, 13 I&N Dec. 494 (BIA 1970), Matter of Marin, 16 I&N Dec. 581 (BIA 1978), Matter of Mendez-Moralez, 21 I&N Dec. 296 (BIA 1996). Quello che cambia è la sua centralità operativa.
I fattori positivi che la giurisprudenza considera idonei a costituire “equities” sostanziali comprendono: legami familiari stabili negli Stati Uniti, con particolare peso per il coniuge cittadino e i figli minori cittadini; lunga residenza continuativa nel paese; storia lavorativa stabile e contributi previdenziali documentati; compliance fiscale completa, attestata da return federali e statali; assenza di precedenti penali e dimostrazione di buona condotta morale; servizio militare o servizio civile rilevante; hardship eccezionale documentata in caso di mancato adjustment, soprattutto per congiunti USC con condizioni mediche o di dipendenza; partecipazione comunitaria, ruolo educativo o caritatevole; capitale umano e professionale di valore per gli Stati Uniti.
I fattori negativi — adverse factors — comprendono per contro: violazioni delle leggi sull'immigrazione (overstay, ingressi senza inspection, violazione delle condizioni del nonimmigrant status); lavoro non autorizzato; frode o false dichiarazioni davanti a USCIS, al Department of State o al CBP; precedenti penali, comprese condanne per reati minori, DUI, possesso di sostanze (inclusa la marijuana, anche se legalizzata a livello statale); mancato pagamento di imposte o di obblighi di mantenimento (child support); rappresentazioni difformi tra l'application e le dichiarazioni rese al consolato al momento del visto.
Sotto il memo, il bilanciamento di questi fattori non è più un esercizio statico in cui l'assenza dei negativi tende verso l'approvazione. È un esercizio in cui i positivi devono essere “unusual or outstanding” — una soglia di intensità qualitativa, non solo di assenza di problemi.
L'alternativa del consular processing — e perché spesso non è praticabile
Il memo presuppone che l'applicant respinto in via discrezionale possa “tornare a casa” e completare il processo dal consolato. È la premessa logica dell'intera operazione. È anche la premessa più fragile.
Il consular processing è un procedimento gestito dal Department of State, non da USCIS: l'I-130 o l'I-140 approvato viene trasferito al National Visa Center, poi al consolato competente (per gli italiani, di solito Napoli, salvo eccezioni); l'applicant compila il DS-260, paga le fee, raccoglie documenti civili e medici, sostiene il colloquio davanti a un consular officer. Le determinazioni del consolato in materia di rilascio di visto sono protette dalla doctrine of consular nonreviewability: una decisione del consular officer non è ricorribile davanti a un tribunale americano. Le tutele sono inferiori rispetto al regime amministrativo USCIS.
Il problema strutturale, però, è un altro. Chi si trova negli Stati Uniti dopo un periodo di unlawful presence ha quasi certamente attivato i bars previsti dall'INA § 212(a)(9)(B): tre anni di inammissibilità per chi è stato in unlawful presence più di 180 giorni e meno di un anno; dieci anni per chi è stato oltre l'anno. Il bar si attiva al momento della partenza dagli Stati Uniti: chi parte per il consolato di Napoli può ritrovarsi sbarrato per dieci anni il giorno dopo aver attraversato la frontiera. Esiste la I-601A provisional unlawful presence waiver, che permette di chiedere preventivamente il perdono prima della partenza, ma richiede di dimostrare hardship eccezionale a un parent o coniuge USC o LPR — non agli figli — ed è essa stessa discrezionale.
Per questo, in molti casi reali, il consular processing non è un'alternativa: è la fine del percorso. Il memo lo sa, ma sceglie ugualmente di indicarlo come la regola.
L'impatto diretto sui tempi per la cittadinanza
Sui calcoli concreti, il memo produce tre effetti.
Il primo è il ritardo. Ogni I-485 che oggi avrebbe richiesto sei-dodici mesi e domani richiederà uno-due anni, per via di RFE aggiuntive, NOID, supplemental brief e attese di seconde interviste, è un anno o due di posticipo dell'inizio dello statutory period dei cinque (o tre) anni richiesti dall'INA § 316 per l'N-400. Chi puntava a giurare nel 2031 punterà al 2032 o al 2033.
Il secondo è la perdita. Le pratiche che oggi avrebbero ottenuto la Green Card e domani saranno negate per mancato superamento dello standard discrezionale non sono pratiche che slittano: sono pratiche che si chiudono. Il diniego dell'I-485 mette l'alien in posizione di out-of-status; in molti casi USCIS emette un Notice to Appear che apre il removal proceedings. La via verso la cittadinanza, per questi profili, non si allunga: si chiude.
Il terzo è il cambiamento di profilo della popolazione di nuovi cittadini. Più consular processing significa più cittadini americani entrati come immigrant per la prima volta dall'estero, e meno cittadini provenienti dalla popolazione che ha vissuto negli Stati Uniti per anni con visti temporanei. È un effetto di sostituzione che si vedrà nei dati di naturalization census nel prossimo decennio.
La novità procedurale: motivazione obbligatoria del diniego
Sul piano formale, il memo introduce una garanzia: gli ufficiali che negano l'AOS per esercizio sfavorevole della discrezionalità devono scrivere una motivazione articolata che identifichi i fattori positivi e negativi considerati e spieghi il bilanciamento. La denial notice non potrà più essere una formula generica.
Sul piano operativo, l'effetto è ambiguo. Da un lato la motivazione scritta fornisce all'applicant — e al suo legale — la base per costruire una nuova domanda o una difesa in removal. Dall'altro, una motivazione articolata e ben argomentata è uno scudo per USCIS contro qualunque eventuale azione di Mandamus o renewal: rende più difficile sostenere che il diniego sia stato arbitrario o privo di base. In un sistema in cui Patel v. Garland ha già drasticamente ridotto la possibilità di judicial review delle determinazioni discrezionali, una motivazione più solida è anche una motivazione più difficile da scalfire.
Pratiche pendenti: si applica retroattivamente?
Il memo non contiene un'effective date che distingua tra pratiche depositate prima e dopo il 21 maggio 2026. È stato emesso e — secondo la prassi consolidata dei policy memorandum di USCIS — è applicato dagli ufficiali a tutte le adjudication in corso, indipendentemente dalla data di filing dell'I-485.
Per chi ha una pratica pendente, le implicazioni sono concrete. Una pratica che fino al 20 maggio sarebbe stata approvata in via di routine può ora ricevere una Request for Evidence (RFE) chiedente prove ulteriori di equities, o una Notice of Intent to Deny (NOID) basata sul nuovo standard discrezionale. La risposta a una RFE/NOID di questo tipo non è solo documentale: è argomentativa, richiede la costruzione di un memorandum legale che individui le equities rilevanti, le documenti puntualmente, le inquadri nel contesto giurisprudenziale di Matter of Blas, Matter of Marin, Matter of Mendez-Moralez.
Per chi ha già un'intervista programmata, la preparazione cambia. Non basta più ripassare le domande di routine sull'ammissibilità: serve preparare l'applicant a presentare in modo organico la propria storia di equities — il perché del proprio attaccamento al paese, i legami familiari, la storia lavorativa, la compliance fiscale, l'assenza di precedenti — con la consapevolezza che l'ufficiale è oggi tenuto a soppesare attivamente questi elementi.
Cosa rimane salvo
Il memo è ampio, ma non onnicomprensivo. Alcuni percorsi restano del tutto invariati.
Le categorie statutariamente non discrezionali: VAWA, rifugiati e asilanti, Cuban Adjustment Act, HRIFA, NACARA, Sec. 7611 NDAA 2020. Per chi rientra in queste tipologie, l'AOS resta una procedura nella quale, soddisfatti i requisiti tecnici, USCIS “must approve”.
La cittadinanza derivata sotto il Child Citizenship Act of 2000 (INA § 320 e § 322): chi diventa automaticamente cittadino quando un genitore si naturalizza prima del compimento dei 18 anni, oppure i figli nati all'estero da cittadino USA con sufficiente presenza fisica, non transita affatto dall'AOS e non è toccato dal memo.
Il jus sanguinis americano tramite genitore cittadino USA: la cittadinanza acquisita per nascita all'estero da un cittadino americano (con i requisiti di presenza fisica del genitore previsti dall'INA § 301 e § 309) non transita da AOS.
Il jus soli costituzionale del Quattordicesimo Emendamento: la cittadinanza per nascita sul suolo americano resta valida come interpretata in United States v. Wong Kim Ark (1898), pur essendo essa stessa oggetto del contenzioso costituzionale separato in corso dal 2025.
La naturalizzazione di chi è già residente permanente: il modulo N-400 e le procedure dell'INA § 316, § 319, § 328, § 329 sono completamente fuori dal raggio del memo, che riguarda esclusivamente la fase di ottenimento della Green Card via AOS. Chi è già LPR continua il percorso verso la cittadinanza senza modifiche dirette di prassi.
Strategia legale dopo il memo
Per chi sta valutando o ha già avviato una pratica di AOS, il memo rende la strategia molto più centrale. Alcuni passaggi pratici.
Documentare le equities prima del filing. Per le pratiche non ancora depositate, l'I-485 va costruito fin dall'inizio come un dossier di equities. Non è più sufficiente la documentazione di base (certificato di matrimonio, prova della Green Card del coniuge, prove dell'ingresso, etc.): vanno acclusi tax return federali e statali, evidence of community ties, lettere da datori di lavoro, attestazioni di character, prove della compliance con qualunque condizione di status. Un cover memorandum legale che inquadri il caso nel nuovo standard è oggi opportuno.
Valutare seriamente il consular processing ove praticabile. Per chi non ha unlawful presence accumulata e potrebbe agevolmente partire e tornare con un immigrant visa, il consular processing può essere oggi una via meno rischiosa rispetto all'AOS, paradossalmente. La discrezionalità del consular officer esiste ma opera in un quadro diverso.
Valutare il timing dell'N-400 a Green Card ottenuta. Per chi ha già la GC, il countdown verso l'N-400 prosegue. Va però considerato che la “good moral character window” rilevante per l'N-400 si estende generalmente ai cinque (o tre) anni precedenti la domanda, ma USCIS può guardare oltre. Pianificare il filing dell'N-400 in modo da massimizzare la qualità del periodo statutario è strategico.
Considerare il Writ of Mandamus in caso di stallo prolungato. Il memo, prevedendo l'arrivo di future sub-policy guidance per “discrete populations”, probabilmente produrrà pratiche tenute in attesa dagli ufficiali in attesa di indicazioni. Il Mandamus federale resta lo strumento per costringere USCIS a decidere entro tempi ragionevoli.
Rivedere le pratiche pendenti. Per chi ha un I-485 pendente, è opportuna una review immediata del fascicolo, l'eventuale deposito di un supplemental brief con prove aggiuntive di equities prima dell'intervista, e una preparazione mirata per l'interview con focus sulla narrazione delle equities.
Riferimenti normativi e giurisprudenziali
Disposizioni dell'Immigration and Nationality Act citate o rilevanti
- INA § 103(a)(1), (3); 8 U.S.C. § 1103(a) — autorità del Secretary of Homeland Security
- INA § 214(a)(1); 8 U.S.C. § 1184(a)(1) — admission of nonimmigrants e obbligo di partenza
- INA § 212(a)(6)(A); 8 U.S.C. § 1182(a)(6)(A) — inammissibilità per ingresso senza inspection
- INA § 212(a)(9)(B); 8 U.S.C. § 1182(a)(9)(B) — bar di 3 e 10 anni per unlawful presence
- INA § 212(d)(5)(A); 8 U.S.C. § 1182(d)(5)(A) — parole umanitario
- INA § 245(a); 8 U.S.C. § 1255(a) — Adjustment of Status, regola generale
- INA § 245(c); 8 U.S.C. § 1255(c) — esclusioni dall'AOS
- INA § 245(i); 8 U.S.C. § 1255(i) — “grandfathered” AOS
- INA § 245(k); 8 U.S.C. § 1255(k) — eccezioni per employment-based
- INA § 245(h), (m); 8 U.S.C. § 1255(h), (m) — adjustment per special immigrant juveniles e T/U nonimmigrants
- INA § 209(a)(2); 8 U.S.C. § 1159(a)(2) — adjustment non discrezionale per rifugiati
- INA § 242(a)(2)(B); 8 U.S.C. § 1252(a)(2)(B) — limiti al judicial review
- INA § 316; 8 U.S.C. § 1427 — requisiti generali della naturalizzazione
- INA § 319(a); 8 U.S.C. § 1430(a) — regola dei 3 anni per coniuge di cittadino
Decisioni BIA e federali rilevanti
- Matter of Blas, 15 I&N Dec. 626 (BIA 1974; A.G. 1976), aff'd 556 F.2d 586 (9th Cir. 1977)
- Matter of Arai, 13 I&N Dec. 494 (BIA 1970)
- Matter of Marin, 16 I&N Dec. 581 (BIA 1978)
- Matter of Mendez-Moralez, 21 I&N Dec. 296 (BIA 1996)
- Matter of Tanahan, 18 I&N Dec. 339 (BIA 1981)
- Matter of Briones, 24 I&N Dec. 355 (BIA 2007)
- Matter of Rajah, 25 I&N Dec. 127 (BIA 2009)
- Chen v. Foley, 385 F.2d 929 (6th Cir. 1967), cert. denied, 393 U.S. 838 (1968)
- Elkins v. Moreno, 435 U.S. 647 (1978)
- Kucana v. Holder, 558 U.S. 233 (2010)
- Patel v. Garland, 596 U.S. 328 (2022)
- Santos-Zacaria v. Garland, 598 U.S. 411 (2023)
Il testo integrale del Policy Memorandum PM-602-0199 è pubblicato sul sito di U.S. Citizenship and Immigration Services.
Conclusioni
Il memo del 21 maggio 2026 non riscrive l'Immigration and Nationality Act, e in questo senso lascia formalmente intatte le vie verso la cittadinanza americana. Ridisegna però l'esercizio della discrezionalità che la legge attribuisce a USCIS — e in quella discrezionalità si annida, da decenni, la condizione di fatto attraverso cui la maggior parte dei nuovi residenti permanenti, e poi dei nuovi cittadini, accede alla Green Card senza dover lasciare il paese.
La conseguenza pratica è duplice. Per chi è già residente permanente, il percorso verso la naturalizzazione resta esattamente quello che era: cinque anni (o tre per i coniugi USC), modulo N-400, intervista, giuramento. Per chi sta cercando di diventare residente permanente da una posizione di nonimmigrant o di parolee, il percorso si è restretto in modo significativo. Più documentazione, più strategia, più giurisprudenza, e in alcuni casi una valutazione onesta sulla praticabilità dell'AOS rispetto al consular processing dall'Italia.
Per gli italiani — che storicamente accedono alla Green Card in proporzione significativa proprio via Adjustment of Status dopo periodi di studio, lavoro qualificato, o matrimonio con un cittadino americano — il memo richiede una rivalutazione caso per caso del momento, dei tempi e della strategia di filing. La presenza di un avvocato esperto, che conosca la giurisprudenza richiamata dal memo e sappia costruire un fascicolo di equities all'altezza del nuovo standard, è oggi più rilevante che mai.