Il quadro americano: jus soli per nati negli USA

Va detto subito, perché capovolge molte assunzioni: se il bambino nasce sul suolo americano, è cittadino degli Stati Uniti dal primo respiro, in forza della Citizenship Clause del Quattordicesimo Emendamento, indipendentemente da chi siano i genitori intenzionali, da come sia stata concepita la gravidanza, e da chi abbia partorito. La sentenza United States v. Wong Kim Ark del 1898 ha consolidato che il jus soli si applica a ogni nato sul territorio statunitense soggetto alla giurisdizione USA, con poche eccezioni circoscritte (figli di diplomatici accreditati, nati in territori di occupazione militare ostile).

Per le coppie italiane che ricorrono alla maternità surrogata negli Stati Uniti — tipicamente in California, Nevada, Illinois, dove la pratica è legale e ben regolamentata — il bambino nasce cittadino americano e ottiene direttamente il certificato di nascita americano dello Stato di nascita. La cittadinanza USA non passa per il CRBA, non passa per N-600K: è un fatto giuridico immediato.

I nodi giuridici, in questi casi, si spostano altrove: sul riconoscimento della filiazione nell'ordinamento italiano (sempre più problematico dopo la legge 169/2024 che ha esteso al ricorso alla surrogacy all'estero la qualifica di reato universale), sulla trascrizione del certificato di nascita americano nei registri dello stato civile italiano, sull'attribuzione della cittadinanza italiana al bambino. Sono temi che esulano dalla cittadinanza americana in sé e attengono alla famiglia internazionale, ma vanno coordinati.

La svolta: la policy 2021 per i nati all'estero

Il problema giuridico vero, sul piano della cittadinanza americana, riguardava fino al 2021 i bambini nati fuori dagli Stati Uniti da gestazione per altri o con donazione di gameti, in cui i genitori intenzionali erano cittadini USA. Per questi bambini la cittadinanza americana non opera per jus soli (non sono nati in territorio USA), ma deve passare attraverso le regole di trasmissione di INA §301-309. E per molto tempo il Department of State ha interpretato queste regole in modo restrittivo.

La vecchia interpretazione richiedeva, perché un bambino nato all'estero potesse essere considerato “figlio” di un cittadino USA ai fini di INA §301, un legame biologico diretto: il bambino doveva essere geneticamente figlio del genitore cittadino. Si ammetteva cioè che la madre cittadina USA che aveva partorito il bambino fosse considerata genitrice, e che il padre cittadino USA che aveva fornito il proprio sperma per la fecondazione fosse considerato genitore. Ma in caso di surrogacy con donazione di gameti, in cui né il padre né la madre cittadini USA avevano contribuito biologicamente, la cittadinanza non era trasmissibile.

Le situazioni colpite erano diverse:

L'esito era che bambini di coppie sposate composte da due cittadini americani potevano nascere apolidi sul piano americano, rispetto al criterio del biological link.

Il Department of State Update del maggio 2021

Il 18 maggio 2021 il Department of State ha pubblicato un aggiornamento di policy che ha riscritto la materia. La nuova interpretazione di “figlio in costanza di matrimonio” ai fini di INA §301 e §309 considera figlio del cittadino USA il bambino che soddisfi cumulativamente:

La svolta è che il legame col genitore cittadino USA può essere indiretto: se la coppia è sposata e almeno uno dei due ha legame genetico o gestazionale, e almeno uno dei due è cittadino USA, il bambino acquisisce la cittadinanza, anche se il legame genetico/gestazionale appartiene al coniuge non cittadino o vice versa.

Esempi concreti

Per chiarire il funzionamento della nuova policy:

L'effetto pratico della policy è particolarmente rilevante per le coppie same-sex sposate, che più frequentemente delle coppie eterosessuali ricorrono a configurazioni in cui il legame biologico col bambino è solo di uno dei due coniugi.

Il limite della nuova policy

La policy del 2021 non risolve tutti i casi. Restano fuori dalla trasmissione di cittadinanza:

In tutti questi casi residui, la trasmissione della cittadinanza può ancora essere preclusa o richiedere strade alternative (adozione, naturalizzazione successiva del bambino entrato come Green Card, eccetera).

L'aspetto italiano: il divieto e la legge 169/2024

La materia diventa più complessa quando si guarda al versante italiano. La maternità surrogata è vietata in Italia dalla legge 40/2004 (articolo 12, comma 6), che prevede sanzioni penali per chi pratica, organizza o pubblicizza la surrogacy sul territorio italiano. Per anni il divieto si applicava territorialmente: coppie italiane che ricorrevano alla surrogacy all'estero (negli Stati Uniti, in Canada, in Ucraina prima della guerra) operavano in un'area grigia, con problemi di trascrizione dello status filiationis nei registri italiani ma senza esposizione penale diretta.

Il quadro è cambiato con la legge 169 del 16 ottobre 2024, che ha qualificato il ricorso alla maternità surrogata come reato universale: il fatto è punibile in Italia indipendentemente da dove sia stato commesso. La norma ha ricevuto critiche di costituzionalità e di compatibilità con il diritto europeo, ed è oggetto di contenzioso pendente. Sul piano operativo, ha introdotto un'incertezza nuova per coppie italiane che valutino la surrogacy negli Stati Uniti.

Per il bambino nato negli USA da surrogacy con genitori italiani:

Va sottolineato che la materia è in evoluzione costante e che ogni progetto familiare di questo tipo richiede valutazione coordinata di un avvocato di famiglia italiano, di un legal counsel americano e — ai fini specifici della cittadinanza USA — di un avvocato dell'immigrazione americana.

La pratica CRBA in caso di surrogacy

Per i bambini nati all'estero da surrogacy il cui genitore intenzionale ha la cittadinanza USA, la procedura di documentazione della cittadinanza segue il percorso ordinario del CRBA, con alcune specificità documentali aggiuntive:

Il consolato statunitense può richiedere chiarimenti aggiuntivi rispetto a un CRBA tradizionale, ma la pratica è oggi gestibile in modo ordinario dopo la policy del 2021.

Considerazioni finali

La maternità surrogata negli Stati Uniti per coppie italiane è un terreno giuridico in cui il diritto americano si è mosso in direzione di maggiore inclusività e prevedibilità (policy 2021), mentre il diritto italiano si è mosso in direzione opposta (legge 169/2024). Il risultato è un'asimmetria che richiede pianificazione tecnica precisa: capire dove nascerà il bambino, chi avrà il legame biologico, come sarà documentato lo status filiationis nello Stato americano di nascita, come sarà gestita la trascrizione in Italia, e quali implicazioni civili e penali avrà per i genitori intenzionali.

Sul piano della cittadinanza americana — che è il focus di questa pagina — la sostanza è: il bambino nato in USA da surrogacy è cittadino americano per jus soli; il bambino nato fuori dagli USA da surrogacy è cittadino americano se almeno uno dei genitori intenzionali sposati ha legame genetico o gestazionale ed è cittadino USA con la presenza fisica richiesta. Sono regole oggi ragionevolmente chiare, frutto di una svolta amministrativa che ha riportato la materia su binari di prevedibilità dopo decenni di interpretazioni restrittive.


Per approfondimenti collegati: CRBA — Consular Report of Birth Abroad, cittadinanza per figli nati all'estero (INA §301-309), N-600K Section 322 INA, cittadinanza derivata, doppia cittadinanza Italia-USA.